ATTENZIONE

In alcuni tratti la segnaletica è stata purtroppo oggetto di  "attenzioni" particolari da parte di ignoti vandali e alcune paline segnaletiche sono state divelte, soprattutto in alcuni tratti sopra Frise. In condizioni normali il sentiero è in ogni caso ben evidente, non presenta difficoltà alpinistiche  e può essere percorso in totale tranquillità da tutti gli escursionisti che vorranno ammirare la nostra valle da una visuale molto particolare.

Ricordiamo che la Comunità Montana Valle Grana ha pubblicato una cartina di tutto il sentiero e che è disponibile nelle migliori librerie e edicole di Cuneo e della Valle Grana.

  CURNIS AUTA

La nostra Sezione in collaborazione con la Comunità Montana "Val Grana" ha ripristinato sentiero "Curnis Auta" che percorre tutta la nostra Valle partendo dai Prà de Franza ( m.900 ) per giungere al Colle di Fauniera ( m. 2.515 ). Il percorso si snoda per circa 40 km. sul crinale Valle Stura - Valle Grana, sulla destra orografica della Valle Grana. E' tutto segnato con pali indicatori e tacche bianche rosse.
Siamo convinti che più delle parole contino i fatti ( e le immagini ). Un grazie a tutti gli amici che hanno sacrificato un po' del loro tempo libero per realizzare un nostro piccolo sogno. Vi raccontiamo come hanno vissuto la loro "Curnis" Ivo e Felice e come l' hanno raccontato su AlpiDoc.

...uno dei problemi da risolvere, è stabilire quale tipo di segnaletica si deve impiantare sul sentiero, per renderlo percorribile con sicurezza nelle più svariate situazioni meteorologiche. E’ con questo scopo che la mattina del 28 aprile io ed un mio amico partiamo per compiere una ricognizione invernale di due giorni sulla “Curnis auta”, per valutare, appunto, il tipo di segnaletica più idonea da installare nei vari tratti del sentiero. Infatti c’è una gran diversità d’ambiente tra i tratti più a valle e quelli posti a quote più elevate, sulla cornice. Gli zaini, oltre all’attrezzatura ritenuta indispensabile (ramponi, piccozza, racchette da neve, cibi, bevande, ecc…), contengono anche il sacco a pelo, necessario per pernottare al bivacco Russet, 1991 metri, situato di fronte alla frazione Frise di S. Pietro di Monterosso Grana, ma più in alto, sopra i pascoli della Magnana.  La partenza avviene dai “Prà‘d Fransa” di Bernezzo, 905 metri, alle 5 del mattino, nonostante che il tempo e le previsioni meteo consiglino altrimenti. Decidiamo che avremmo valutato il dà farsi quando fossimo arrivati al “Chiot Rosa”, un pianoro a 1100 metri d’altitudine, dal quale è possibile sia tornare sui nostri passi che raggiungere in tempi relativamente brevi le frazioni basse ed abitate di Rittana. Con passo tranquillo, vista la lunghezza del percorso ed il carico sulle spalle, percorriamo il lungo sentiero, quasi pianeggiante, e, dopo aver attraversato il “Pas del Culet” e le frazioni alte di Rittana denominate Scanavasse e Bergia, arriviamo al colle di Rosa, dopo circa due ore e mezza di marcia. Nel frattempo si è fatto giorno e possiamo costatare l’esattezza delle previsioni meteo: il cielo è plumbeo e basso, senza alcuno spiraglio d’azzurro, ma non piove e c’è una totale assenza di vento. Dopo una breve sosta, della quale approfittiamo per far colazione, valutiamo il da farsi e, siccome ci conosciamo abbastanza bene, sappiamo che nessuno dei due vuole tornare indietro: ci rimettiamo gli zaini in spalla e riprendiamo la marcia, avviandoci sul sentiero che sale verso Paralup (1361 mt.).

Il sentiero, com’è stato originariamente concepito, non prevede il passaggio a Paralup perché si trova in valle Stura ma, visto il ruolo importante avuto da questo borgo nella guerra di Liberazione Partigiana, noi crediamo che un minimo sconfinamento nella vallata attigua sia più che motivato. Oltrepassato Paralup (1361 mt.) continuiamo a salire raggiungendo il colle della Gorgia (1583 metri). Proseguendo per cresta arriviamo sull’Alpe (1796 metri) e, con un’impercettibile discesa, oltrepassiamo il colle Roccasson (1752 metri) risalendo poi fino al colle Barmetta (1818 metri). Da qui, percorrendo un lungo traverso sul fianco sud del Becco di Mezzodì, raggiungiamo il colle dell’Ortiga (1774 metri), attraverso il quale rientriamo in Valle Grana. E’ quasi mezzogiorno, e da qui il bivacco Russet dista circa 20-25 minuti. Le condizioni meteo sono rimaste stazionarie durante tutto il tragitto, impedendoci di godere del panorama e di scattare diapositive, ma siamo contenti lo stesso perché ancora asciutti e vicini alla meta della giornata. Passando però dal versante sud al versante nord del colle dell’Ortiga, ci ritroviamo su un pendio molto innevato, di una neve nella quale si affonda facilmente fino al bacino e gli zaini pesanti non aiutano a galleggiare, ma l’inclinazione del pendio ed il fatto di dover eseguire un traverso sconsigliano l’uso delle racchette. Inoltre scende repentina una nebbia fittissima che impedisce l’orientamento a vista e rende difficile trovare la direzione giusta. Sappiamo che più avanti ci sono delle tracce di vernice rosse e bianche, fatte l’autunno scorso durante una giornata di lavoro che la nostra sezione ha dedicato alla tracciatura di questo sentiero, ma girovaghiamo con fatica per un’ora abbondante prima di riuscire ad intravederne una sul tronco di un faggio e, di conseguenza, tutte le altre. Ormai sono quasi le 14 ma mezz’ora dopo ci rifocilliamo con un’abbondante pastasciutta ed un buon bicchiere di vino. Passiamo il resto del pomeriggio a rassettare il bivacco, giocare a carte ed a litigare con una stufa decisa ad affumicarci, ma che ci permette di stare al caldo e di far asciugare scarponi e biancheria. A sera tutto è ancora avvolto dalla nebbia, ma ci corichiamo speranzosi, rinviando ogni decisione alla mattina seguente. Sappiamo che dal bivacco, con una discesa di un paio d’ore, si può raggiungere la frazione Frise ed il mondo civile. Quando al mattino ci alziamo per la prima volta, sono le 5, ma la nebbia continua a circondarci e non si vede nulla, né in basso né in alto.  Rientriamo nei nostri sacchi a pelo rimanendoci fino alle 6, quando la nebbia improvvisamente si dissolve, svelandoci le vette che sono sopra di noi, avvolte d’azzurro. Sotto di noi c’e un pavimento di nuvole, ma riusciamo solo a guardare in alto. Ci prepariamo una colazione calda ed abbondante e prepariamo gli zaini, riempiendo le borracce con l’acqua di fusione preparata la sera prima, integrata con dei sali minerali.Quando alle 7 siamo pronti, la nebbia è ritornata, ma decidiamo di salire ugualmente fino al passo della Magnana (2215 metri), poi si vedrà. A 50 metri dal colle la nebbia scompare e quando siamo su possiamo ammirare, stagliati contro l’azzurro di un cielo terso, l’arco delle Alpi Marittime e Cozie, con lo svettante Monviso. Ormai di tornare non se ne parla più e cominciamo la fantastica cavalcata della cresta che unisce, passando sui monti Grum, Bram, punta dell’Omo e monte Borel, il colle della Magnana al colle del Viribianc. Per tutto il tragitto possiamo ammirare il fondo della valle Stura, a sinistra, quello della valle Grana a destra e, dopo il monte Bram, il santuario di Castelmagno sullo sfondo davanti a noi.Ci rendiamo conto che la segnaletica da apporre sul tracciato deve essere eseguita con dei pali da ancorare al terreno, facendoli sporgere di almeno 1,5 metri, pitturati su tutto il perimetro con i colori bianco e rosso del sentiero e collocati con una certa frequenza. Sicuramente, a chi vorrà percorrere questo bellissimo sentiero, ed avrà la fortuna di farlo in una giornata limpida e serena, sembrerà che abbiamo inflazionato il sentiero con la segnaletica, ma riceveremo confortanti benedizioni da chi avrà la sfortuna di essere sorpreso sul sentiero dalla nebbia. Quando arriviamo al colle del Viribianc (2312 metri) sono le 11,30 e, dopo una breve sosta attacchiamo la cresta che porta in cima al Viribianc (2477 metri). In qualche tratto, se la si vuole percorrere integralmente, è necessario usare le mani, ma si tratta di difficoltà di basso livello, paragonabili ad un terzo grado. Dalla cima lieve discesa fino al passo Viridio (2390 metri) per poi riprendere la salita che porta in punta al monte Viridio (2498 metri). La successiva discesa ci porta su un colle senza nome, posto tra il monte Parvetto ed il monte Viridio con i suoi contrafforti. Il colle Fauniera non è molto lontano, ma sono già le 14,15 ma il percorso che rimane è interamente innevato, di una neve nella quale sprofondi anche con le racchette e lasciamo che sia il buon senso a prevalere. Decidiamo, infatti, di non proseguire per il colle Fauniera, anche perché è un tracciato che non conosciamo e non sappiamo il tempo di percorrenza, specialmente nelle condizioni ambientali e fisiche in cui ci troviamo, perché la fatica comincia a farsi sentire. Ci buttiamo quindi nel vallone senza nome che porte alle Baite Parvo, proseguendo poi, immersi nella neve fino al bacino, verso Chiappi. Durante la discesa, prima di raggiungere il torrente Grana, telefoniamo a casa perché vengano a prelevarci all’area attrezzata di Chiotti. Pieghiamo pertanto a destra, indirizzandoci verso la frazione Chiotti dove arriviamo intorno alle16. Dopo esserci tolti con gran soddisfazione gli scarponi, ed aver consumato un pasto frugale, abbiamo ancora il tempo di goderci l’ultimo sole comodamente seduti su una panca, mentre lo sguardo continua ad andare con nostalgia lassù, alla cresta 800 metri più in alto, dove qualche ora prima camminavamo sulla neve, inondati di sole e d’azzurro, avvolti da un grande, bellissimo, silenzio.